La scelta di gestire congiuntamente ad altri Enti servizi e funzioni pubbliche si sta rivelando indispensabile per la grandissima parte degli Enti locali italiani: è una scelta impegnativa per gli amministratori sia per le relazioni istituzionali che vengono attivate tra Enti diversi, sia per gli aspetti tecnico-amministrativi ai quali devono essere trovate risposte adeguate. Ogni Amministratore è consapevole dell’impegno richiesto da questa scelta: rapporti tra gli Enti e competenze vanno ridefiniti e ricomposti, adempimenti burocratici e procedure vanno intrapresi, spesso con tempi anche lunghi. Inoltre devono essere trovate adeguate soluzioni a una grande moltitudine di questioni tecnico-amministrative, connesse a loro volta alla molteplicità e complessità delle funzioni e degli oneri a carico dei Comuni stessi, i quali, grandi o piccoli che siano, sono gli unici Enti a competenza generale, posti a tutela degli interessi della propria collettività e del territorio, guidati da amministratori eletti direttamente. La crescente autonomia gestionale e finanziaria degli Enti locali porta alla ricerca di una più adeguata organizzazione delle attività comunali. La maggiore autonomia relativa alla gestione del personale, all’organizzazione degli uffici, agli investimenti locali, insieme all’autonomia relativa alla politica tributaria locale sono certamente opportunità nuove, ma a condizione che ogni Ente sia in grado di utilizzarle bene. Anche la maggiore autonomia finanziaria è un’opportunità, ma obbliga l’ente a contare sulle proprie forze – le basi imponibili – e, semmai, a potenziarle. Autonomia è decidere in quale porzione del territorio potranno insediarsi attività economiche e di che genere, e dove stabilire nuovi insediamenti residenziali, o anche ridefinire le aliquote ICI. Ma perché questa autonomia decisionale si concretizzi devono esistere attività economiche e nuove abitazioni da insediare sul quel territorio. Sotto questo profilo soltanto un’azione congiunta, a livello di area e non di singolo Comune, può risultare vincente e premiante per tutti gli Enti che vi partecipano. Lo è purché ogni Comune sia titolare delle proprie competenze e prerogative di governo attivo del territorio. Una forte spinta a costituire servizi associati deriva dalla legislazione nazionale – e da quella regionale di attuazione – che si propone di dare vita a un profondo decentramento amministrativo (e politico). Una prima sperimentazione di gestione associata di servizi comunali è stata avviata con la costituzione dello Sportello Unico Associato per le Attività Produttive, che è risultato essere un ottimo metodo di gestione del servizio di insediamento a livello di area e di promozione del territorio degli Enti che ne hanno preso parte. Inizialmente i Comuni di Baselice, Castelvetere in Valfortore, Molinara, Montefalcone in Valfortore, Pietrelcina, S. Giorgio la Molara, San Marco dei Cavoti, e da ultimo Pesco Sannita, tutti parte dell’area distrettuale del Distretto Tessile N. 3 – Campania - hanno recepito quindi, una serie di segnali di orientamento verso la costituzione di altri e soprattutto nuovi servizi da associare. Il bando della Regione Campania che cofinanzia progetti per la gestione associata di servizi comunali è stato quindi una ulteriore opportunità che gli Enti citati hanno saputo cogliere, cercando, con la presente proposta progettuale di fare “sistema” integrandosi e rafforzandosi vicendevolmente. Successivamente dei sette comuni, solo 3 hanno inteso proseguire nelle scelte a suo tempo effettuate e ritenute strategiche.Del che prende forza una proposta progettuale che accomuna i 3 enti attorno ad un obiettivo comune: lo sviluppo del territorio, l’integrazione sociale, economica, ma soprattutto è l’idea di avviare una serie di servizi, innovativi, per addivenire, almeno nelle intenzioni attuali delle Amministrazioni attive, alla UNIONE di Comuni.